Pensare il Diritto

a cura dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani

sabato

27

maggio 2017

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Simone Weil e la precedenza dei doveri sui diritti

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La grande pensatrice del secolo scorso, in piena euforia per la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo firmata il 10 dicembre 1948 per iniziativa dei leaders di un Occidente bisognoso di riscatto etico e giuridico, seppe con coraggio ricordare al mondo che non vi sono diritti senza corrispondenti doveri, e che il dovere costituisce il primum ontologico e logico del discorso giuridico. Riportiamo di seguito (dalla traduzione di Franco Fortini per i tipi di SE, Milano, 1990, p. 13), il formidabile incipit di “La prima radice. Preludio ad una dichiarazione dei doveri verso l’essere umano”, opera il cui originale apparve in Francia nel 1949.

“La nozione di obbligo sovrasta quella di diritto, che le è relativa e subordinata. Un diritto non è efficace di per sé, ma solo attraverso l’obbligo cui esso corrisponde; l’adempimento effettivo di un diritto non proviene da chi lo possiede, bensì dagli altri uomini che si riconoscono, nei suoi confronti, obbligati a qualcosa. L’obbligo è efficace allorché viene riconosciuto. L’obbligo, anche se non fosse riconosciuto da nessuno, non perderebbe nulla della pienezza del suo essere. Un diritto che non è riconosciuto da nessuno non vale molto.

Non ha senso dire che gli uomini abbiano dei diritti e dei doveri a quelli corrispondenti. Queste parole esprimono solo differenti punti di vista. La loro relazione è quella da oggetto a soggetto. Un uomo, considerato di per se stesso, ha solo dei doveri, fra i quali si trovano certi doveri verso se stesso. Gli altri, considerati dal suo punto di vista, hanno solo dei diritti. A sua volta egli ha dei diritti quando è considerato dal punto di vista degli altri, che si riconoscono degli obblighi verso di lui. Un uomo, che fosse solo nell’universo, non avrebbe nessun diritto, ma avrebbe degli obblighi.

La nozione di diritto, essendo di ordine oggettivo, non è separabile da quelle di esistenza e di realtà. Essa appare quando l’obbligo entra nel campo dei fatti; di conseguenza essa comprende sempre, in una certa misura, la considerazione degli stati di fatto e delle situazioni particolari. I diritti appaiono sempre legati a date condizioni. Solo l’obbligo può essere incondizionato. Esso si pone in un campo che è al di sopra di ogni condizione, perché è al di sopra di questo mondo”.