Pensare il Diritto

a cura dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani

domenica

24

settembre 2017

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A che serve la giustizia?

Written by , Posted in Diritto e Letteratura

Con la sua scrittura tesa ed incisiva Durrenmatt ci mostra che la domanda filosofica sulla giustizia (come ogni domanda filosofica) è terribilmente scomoda: per alcuni o in alcuni casi, può arrivare ad essere così insopportabile che il giurista viene tentato di liquidare il pensiero e lasciarsi fare dal fare, così invasivo nella professione.

“Ora che lo sapevo mi sentivo vuoto e stanco, andai girovagando lungo la banchina all’infinito, sulla destra sempre quello stupido lago con i suoi cigni e le sue barche a vela. Se la mia riflessione era giusta – e doveva essere giusta -, Hélène era connivente. Colpevole come suo padre. Allora mi aveva tradito, allora doveva sapere che avevo ragione, allora suo padre aveva già vinto. Era stato più forte di me. Una lotta con Hélène era assurda, perché lei aveva già deciso, perché lui era già deciso. Non potevo obbligarla a tradire suo padre. E poi, a che cosa potevo appellarmi con lei? Agli ideali? A quali? Alla verità? L’aveva taciuta. All’amore? Mi aveva tradito. Alla giustizia?  In tal caso mi avrebbe chiesto: per chi? Per un genio locale [la vittima]? Le ceneri sono placate. Per un cacciatore di donne molle e falso? Ma se è già stato cremato. Per me? Non ne vale la pena. La giustizia non è un fatto privato. e poi mi avrebbe chiesto: a che serve la giustizia? Alla nostra società? Solo uno scandalo in più, solo materia di conversazione, dopodomani l’ordine del giorno sarà tutto diverso. Risultato dell’esercizio mentale: per Hélène il valore produttivo della giustizia non valeva il papà. Un’illuminazione paralizzante per un giurista. Dovevo ancora mettere in gioco il buon Dio? Un signore certo molto benevolo, ma abbastanza sconosciuto, dall’esistenza non garantita. E poi, l’uomo ha tanto da fare! […] Pensare è un atto nichilista, mette in dubbio i valori, quindi mi rivolsi con vigore alla vita attiva. tornai rinfrancato verso il centro della città, lago, cigni e barche adesso sulla sinistra…”.

F. Durrenmatt, “Giustizia”, (1985), trad. it. di G. Agabio, Garzanti, Milano, 1985, p. 32